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La magia del museo di Balì

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Nelle Marche, a 15 chilometri da Fano, sulla strada che porta a Urbino, c’è un posto dove gli oggetti rotolano in salita, i disegni si muovono senza essere cartoni animati e le stelle si vedono anche di giorno. Si può sussurrare nell’orecchio di qualcuno a diversi metri di distanza e si diventa più alti o più bassi semplicemente passeggiando avanti e indietro in una stanza.

La modernità del museo di Balì

Non c’è niente di magico, se non il passaggio della valle del Metauro e delle colline in cui è immersa la struttura dove si possono sperimentare questi fenomeni all’apparenza bizzarri. Siamo al Museo del Balì, piccolo ma vivace science center che ha festeggiato da poco i suoi primi dieci anni di attività. Balì e l’alto grado dell’ordine cavalleresco di Santo Stefano assegnato al conte Gian Gettone Marcolini, a lungo vissuto nella sontuosa villa che la sua famiglia realizzò nel Settecento e che ospita il museo.

E’ un museo dove à vietato non toccare, ci avvertono all’ingnesso. Si comincia regolando l’altezza di una grande lente, attraverso la quale possiamo vedere l’immagine inconsueta del volto ingrandito di un compagno di visita, per poi stupirsi di fronte a un modello tridimensionale di triangolo di Penrose, oggetto impossibile formato da tre linee perpendicolari che si inseguono come nei disegni di Escher. Naturalmente si tratta e di un’illusione: il modello è assolutamente reale ed è un triangolo solo se visto nella gusta prospettiva.

Tra illusioni e percezioni distorte: il museo del gioco

Siamo nella sezione delle percezioni, dove troviamo una camera distorta, o stanza di Ames, una camera a forma di trapezio in cui proporzioni e inclinazioni degli oggetti sono studiate secondo la prospettiva per ingannare chi guarda da fuori. Dall’esterno la stanza sembra un parallelepipedo e si ha l’illusione di vedere la stessa persona minuscola o gigantesca a seconda di dove si trova. Proseguendo, si sperimentano altri inganni visivi e uditivi, per poi misurarsi con onde, luci e ombre, meccanica e forze. Sono quaranta le postazioni interattive, alcune quasi consumate dall’uso ripetuto.

E’ comprensibile, visto che il museo riceve circa 40 000 visitatori ogni anno, il 75% del quali bambini delle scuole. Anche volendo è difficile resistere alla tentazione di giocare con le installazioni e usare, mani, piedi, occhi e orecchie per esplorare i fenomeni in mostra. E’ collaudata la filosofia hands-on dei moderni musei scientifici, inaugurata dall’Exploratorium di San Francisco: si fa un’esperienza in prima persona e poi si cerca la spiegazione.