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Perchè ci illudiamo?

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La scienza distingue due grandi categorie di illusioni ottiche: fisiologiche e cognitive. L’aspetto cognitivo è importante almeno quanto quello fisiologico perchè vedere significa giungere a un’informazione complessa passando per tre fasi: l’elaborazione di segnali, il problem solving necessario per la loro interpretazione e la valutazione della probabilità che tutto questo percorso sa stato corretto. In altre parole, le immagini mentali sono ipotesi sul mondo mediate dalla luce.

La classificazione delle illusioni

Gregory ha classificato sei principali tipi di illusioni: cecità, quando abbiamo una visione selettiva senza esserne consapevoli; ambiguità, se è difficile scegliere tra diverse interpretazioni; instabilità, se si oscilla tra un’interpretazone e l’altra; distorsioni, quando l’immagine visiva non corrisponde alla realtà sperimentale e misurabile; finzione, quando il mondo degli oggetti si distacca completamente dal mondo percepito, come spesso accade nelle opere d’arte; paradosso, quando la percezione ci appare talmente improbabile, pur essendo magari corretta.

Ognuna di queste categorie, può avere radici in aspetti fisiologici o cognitici o in entrambi. La cecità fisiologica dipende dalla non funzionalità degli occhi ne formare immagini o da difetti nella parte neurologica incaricata di trasmetterle e interpretarle. Se la cecità fisiologica guarisce, ci si imbatte in quella cognitiva. La cecità mentale, detta agnosia, ha le sue specificità.

Le illusioni famose

Per esempio, la prosopagnosia è la perdita della capacità di riconoscere i volti. Questa facoltà nell’uomo è così fondamentale da farci ravvisare lo schema del volto ovunque. Bastano due cerchietti con sotto un trattino per vederci occhi e bocca. Le emoticon usate su internet dimostrano quante sfumature affettive possiamo cogliere in schemi semplicissimi. Meravigliosa è la capacità di riconoscimento anche sulla base di informazioni visive indistinte.

In una immagine confusa, a seconda della distanza e quindi del potere di risoluzione dei nostri occhi, riconosciamo Einstein o Marilyn Monroe. C’è poi la cecità al cambiamento: le riviste di enigmistica ne approfittano chiedendoci di individuare le differenze tra due immagini che al primo sguardo sembrano uguali. Tutti, poi, abbiamo una cecità relativa al numero: davanti a un insieme di oggetti qualsiasi (chiodi, fragole. Monete) fino a 7 riusciamo a darne una quantificazione precisa, oltre il 9, e per alcuni già altre il 5, è impossibile.

Una particolare forma di cecità riguarda il movimento: si chiama acnetopsia, chi ne soffre non riesce ad afferrare gli spostamenti di cose e persone, vede il mondo congelato in un fermo- immagine. L’ambiguita confusa o instabile è un’illusione che chiama in causa aspetti cognitivi. Ne sono esempi famosi l’anatra-coniglio di Kastrow, la donna giovane/vecchia di Boring, la prospettiva multistabile del cubo di Necker, scoperta nel 1932 dal geografo e cristallografo svizzero Louis Alber Necher mentre disegnava cristalli romboidali.