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L’argento colloidale contro le infezioni

argento colloidale contro infezioni

Utilizzato fin dai tempi antichi l’argento colloidale è noto per le sue proprietà antibiotiche ed antibatteriche. Pare che gli antichi avessero osservato una minore incidenza di infezioni in soggetti a contatto reiterato con l’argento e dunque ne avessero già compreso le proprietà curative.

Quali sono le sue caratteristiche e quali le sue proprietà?

Dapprima diffusissimo nella cura delle infezioni batteriche, con l’avvento degli antibiotici l’argento colloidale è stato lasciato cadere in disuso. con la riscoperta dell’ interesse verso forme di cura alternative a quelle offerte dalla medicina ufficiale, spesso recuperate con successo dalla saggezza dei nostri antenati ritorna in campo anche l’argento colloidale. Essendo però un metallo, se non correttamente utilizzato, può causare seri danni per la salute. in europa sono vietate produzione e vendita di preparati edibili a base di argento colloidale, poiché pare sussistano dei i rischi connessi all’accumulo di micro particelle nell’organismo.

Questo particolare colloide è caratterizzato da microparticelle di metallo argenteo sospese in liquido acquoso. Più puro è il colloide più fine è lo spessore delle particelle metalliche in sospensione. Si presume che a una maggiore purezza corrisponda anche una maggiore efficacia curativa. omeopati e naturopati lo utilizzano come un’alternativa naturale agli antibiotici. E’ ritenuto efficace nel contrasto di infezioni batteriche, fungine e parassitarie di vario genere.

Controindicazioni e svantaggi possibili

Nel secondo novecento, è stato sottoposto a diversi studi, prevalentemente in campo dermatologico, che ne hanno attestato ulteriori capacità come quella di costituire una valida forma di cura delle affezioni della cute sensibile quali verruche, dermatiti, acne ed eczemi. Sembra che proprietà argento colloidale posseggano anche i cocosmetici, gli viene infatti attribuito un potere ringiovanente ed antirughe. Inoltre pare costituisca un prezioso rimedio ai danni provocati alla cute dalle ustioni. Non è chiaro se possa avere effetti nocivi sull’organismo dipendenti dose-dipendenti; contrastanti infatti sono i pareri riguardo alla sua tossicità.

Come già accennato l’argento colloidale presenta delle controindicazioni legate al suo appartenere al gruppo dei metalli. In Italia tuttavia, in base alla regolamentazione europea, non sono disponibili sul mercato preparati edibili a base di argento colloidale. lo si può trovare però certamente in preparazioni per uso esterno e prevalentemente dedicate alla cura delle affezioni della pelle. È sempre consigliato assicurarsi di non essere allergici all’argento prima di curarsi con argento colloidale, poiché una larga fetta di popolazione presenta allergie ai metalli ed è bene altresì attenersi scrupolosamente alle prescrizioni dello specialista, utilizzando il prodotto solo su consiglio.

Il ritorno della sindone

ritorno della sindone

Sarà di nuovo in ostensione al pubblico dal 19 aprile al 24 giugno, e il 21 giugno andrà a venerarla papa Francesco. E senza dubbio si riproporrà il dibattito: la Sindone di Torino è solo una raffigurazione artistica o è il lenzuolo originale che avvolse il corpo crocefisso di Gesù?

Il dibattito tra fede e scienza

È un dibattito su cui si sono cimentate la storia e la scienza, dando risposte che, come sempre per i temi caldi, sono tuttora messe in discussione con polemiche da entrambe le parti. Ci sono le classiche due campane, spinte da stimoli non solo scientifici ma anche religiosi e culturali. Storicamente le prime notizie sulla Sindone risalgono a poco dopo il 1350, quando compare a Lirey in Francia, esposta dal cavaliere Goffredo di Charny e dai suoi discendenti come reliquia. Già allora i vescovi locali non ne ritenevano plausibile l’autenticità e si opponevano alle ostensioni, e uno di loro giunse ad appellarsi al papa Clemente VII, il quale stabilì che il celo poteva essere esposto solo dichiarandolo come un dipinto, semplice icona della passione, ma non il sudario originale di Cristo.

In seguito le posizioni delle autorità religiose sono state oscillanti. Dopo una serie di esami condotti già nel 1978 da un vasto team di scienziati statunitensi volti soprattutto a chiarire molti aspetti dell’immagine come la presenza di pigmenti e di sangue, e che ha concluso che il modo in cui poteva essersi formata l’immagine restava un mistero -nel 1988 il cardinale di Torino, Anastasio Ballestrero, decise di chiamare in campo la scienza per una parola definitiva sulla data d’origine, sfruttando la misura del carbonio 14.

La verità scientifica sulla sindone

La tecnica permette di datare con buona precisione reperti di materiali organici, come il telo di lino, dell’età di alcune centinaia o migliaia d’anni, e si era perfezionata abbastanza da permettere l’analisi su un minuscolo frammento del tessuto, senza praticamente danneggiare il telo. L’esame è statp affidato a tre fra i centri mondiali più esperti nel campo, l’Università di Oxford, l’Università dell’Arizona a Tucson e il Politecnico federale di Zurigo, ciascuno dei quali ha esaminato indipendentemente minuscoli campioni del tessuto.

Dando essenzialmente la stessa risposta, pubblicata nel 1989 su Nature: la sindone risale a una data compresa fra il 1260 e il 1390. Questi risultati offrono la prova conclusiva che il lino della Sindone è medievale. Considerando che la datazione scientifica coincide con le notizie storiche, il caso di norma sarebbe stato chiuso.

Come funziona la carta elettronica a colori?

carta elettronica a colori

La carta elettronica, conosciuta anche come e-ink o e-paper, é una tecnologia di display progettata per imitare l’aspetto dell’inchiostro su un foglio di carta. A differenza di un normale schermo, che usa una luce posteriore al display per illuminare i pixel, l’e-paper riflette la luce ambientale, quindi può essere visualizzata anche in piena luce.

Nel futuro la carta elettronica sarà a colori

L’unico momento in cui utilizza energia è quando l’immagine sullo schermo cambia, il che significa che la durata della batteria é dell’ordine delle settimane, invece che di ore. Il problema è che gli e-reader, come il Kindle e il Kobo, sono in bianco e nero. Alcune aziende stanno però lavorando allo sviluppo di display a colori. Uno, in progetto da Liquavista, tenta di utilizzare uno spettro di colori manipolando liquidi colorati con campi elettrici. Un altro, di Xerox Fujifilm, manipola particelle di colore ciano, magenta e giallo all’interno di un liquido trasparente.

Per quanto promettenti siano questi approcci, lo sforzo di gran lunga più avanzato proviene dalla società E-Ink. Soprannominato Triton questo sistema utilizza i tradizionali pixel in bianco e nero che riflettono la luce, i quali sono commutati dal nero al bianco attraverso una regolazione del passaggio di corrente elettrica attraverso lo schermo, il che altera la posizione delle particelle di pigmento bianco e nero contenute in piccole capsule.

Come funziona Triton?

Se si pone un filtro rosso, verde e blu al di sopra delle capsule, si crea un sistema di sub-pixel che può dare origine a qualsiasi colore, tranne il bianco. Per creare il bianco, ogni pixel contiene una regione senza filtro, la quale consente al display monocromatico al di sotto di riflettere la luce in modo diretto. Tuttavia, l’uso di filtri nel Triton riduce la risoluzione dello schermo di un fattore quattro in quanto quella che prima era la più piccola unità visibile (un pixel bianco e nero) diventa uno di quattro sub-pixel blu, rosso, verde o bianco.

Nello specifico triton funziona in questo modo: l’applicazione di un carica positiva respinge le particelle bianche anch’esse con carica positiva e attrae le particelle nere, con carica negativa, facendo apparire la capsula di colore bianco. Successivamente l’applicazione di cariche diverse agli elettrodi inferiori crea una separazione tra le particelle bianche e quelle nere, consentendo alla capsula di apparire in parte nera e in parte bianca, con un maggiore livello di dettaglio. Infine, invertendo la polarità della carica si fa diventare la capsula nera. Anche se questa transizione richiede meno di un secondo, il processo è al momento ancora troppo lento per poter funzionare nei video.